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A rischio interventi per sei milioni di euro

In merito alla difesa del territorio, e più in generale ad ogni tipo di intervento che una Pubblica Amministrazione intenda realizzare, serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, nessuno escluso.

E’ necessario, infatti, uscire allo scoperto e dire che se le macchinose procedure burocratiche servono a garantire un maggiore controllo sulla qualità degli interventi programmati, al contempo limitano la realizzazione degli stessi o la loro efficacia e, in alcuni casi, la copertura finanziaria si rivela inutile e inutilizzabile a causa del tempo trascorso.

Non è mai colpa di un solo Ente se i lavori non vengono realizzati o si concludono in ritardo. Comuni, Provincia, Regione, fanno a gara a chi complica di più le procedure, a questo si aggiungono tutti i controlli e le competenza che fanno capo ad altre Istituzioni. Penso alla Capitaneria di Porto, alla Soprintendenza, al Genio Civile, all’Autorità di Bacino, alla Struttura Tecnica di Valutazione del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, alle innumerevoli Commissioni che sono chiamate a pronunciarsi, a quanto ancora complicato sia il lavoro della Suap e lungo quello della Giustizia Amministrativa.

Purtroppo, non si tratta di una colpa specifica in capo a qualcuno con un nome e un cognome e questo rende la questione ancora più grave.

Il sistema, reso incomprensibile ai più a causa di procedure assurde, sembra rimbalzare automaticamente quelle che sono le istanze che, quotidianamente, giungono agli amministratori, primi interlocutori di chi si trova in difficoltà o vorrebbe semplicemente un luogo sicuro dove vivere, lavorare, far crescere i propri figli.

Inutile ribadire che si tratta di procedure previste da disposizioni normative che vanno quindi applicate e rispettate. Leggi che nessuno di noi ha mai pensato di violare o aggirare con prassi che, in passato e solo in alcune occasioni, hanno tuttavia consentito di raggiungere importanti risultati.

Fanno bene gli ordini professionali a sottolineare le criticità e le situazioni di rischio, comprensibili sono le proteste dei cittadini, così come legittimo è il comportamento di chi, dovendo assumersi responsabilità, cura il proprio orticello senza mai lavorare per una visione d’insieme.

Ci scandalizziamo tutti quando leggiamo report che evidenziano i milioni di euro dei fondi comunitari non spesi, nessuno però si chiede quanti, tecnicamente, siano i giorni lavorativi (minimi) necessari per completare tutto l’iter, da quando si accerta la necessità di realizzare un lavoro alla dismissione del cantiere.

Esiste lo strumento del Commissariamento ma, come insegna la storia dell’emergenza ambientale e del dissesto idrogeologico in Calabria, non ha prodotto i risultati sperarti trasformando l'ordinario in straordinario, senza accorciare i tempi di attesa o risolvere definitivamente le problematiche.

Per questo, con l’auspicio che i colleghi amministratori comunali e regionali vogliano collaborare in tal senso, nella prossima settimana mi farò promotore di una serie di iniziative di sensibilizzazione per capire se ancora possiamo recuperare e fare fronte comune, al solo fine di evitare che interventi per sei milioni di euro (fondi Por), rimangano, definitivamente, incastrati nelle strette maglie della burocrazia calabrese.

Se non riusciremo in questo intento, si riveleranno inutili e privi di contenuto i numerosi annunci che in queste ultime settimane riportano di lavori imminenti per proteggere i litorali, per mitigare il dissesto idrogeologico, mettere in sicurezza importanti siti archeologici o centri abitati.

Bisogna fare in fretta, adoperarsi adesso per rendere più snella la procedura, non aspettare il prossimo evento tragico per partecipare, senza alcun imbarazzo, alla tanto amata caccia alle responsabilità.

 

Reggio Calabria, 16 settembre 2015

Giovanni Verduci

Vicepresidente e Assessore con delega

alla Difesa del Suolo e Salvaguardia delle coste

 

 

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